Vetrate a piombo

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Le origini

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ome narrato nei racconti di Plinio, la scoperta accidentale del vetro è attribuita ai Fenici, e viene fatta risalire al 5000 A.C. circa, ma dovranno passare millenni prima di arrivare alla produzione del vetro colorato di buona qualità che decorava terme, edifici pubblici e ville sontuose in tutto l’impero romano.

La diffusione del vetro infatti è dovuta ai romani che intorno nel primo secolo A.C. misero a punto la tecnica della soffiatura dentro gli stampi, permettendo così la realizzazione di manufatti dalle forme molteplici.

Per ottenere il vetro in lastre piane, ottenuto con la tecnica di allargamento a rotazione (occhio di bue) invece bisognerà attendere il VII secolo d.C.

Ancora prima del vetro soffiato dei romani, persiani e arabi utilizzavano pezzi di vetro colorato per decorare colonne e pareti, realizzando anche piccole finestre schermate da stucco e marmo che racchiudevano vari pezzi di vetro colorato: iniziali esempi di “vetrate”.

Alcuni storici affermano che furono i crociati a portare l’arte vetraria come la conosciamo oggi dall’Oriente in Europa, dove si diffuse a partire dall’XI secolo a Venezia e in Germania.

Le vetrate più antiche giunte integre fino a noi sono quelle della cattedrale di Augusta in Germania (1130 circa) ma le più famose sono le vetrate della cattedrale di Chartres, realizzate tra 1150 e il 1240 che occupano una superficie di circa 7000 metri quadrati.

 

La tecnica

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l primo passo è la realizzazione del disegno colorato su carta o cartone che poi sarà riportato a grandezza naturale su carta lucida e posato su un piano di vetro retroilluminato.

Seguendo le forme che compongono il disegno vengono poi tagliati i vari pezzi di vetro colorato che vengono posati sul piano illuminato per verificare l’esattezza del colore e della forma.

Spesso le vetrate non sono solo un mosaico di vetri colorati, ma necessitano di pittura per le velature e la definizione di parti del corpo quali volto e mani, per i panneggi o particolari decori che non sarebbe possibile realizzare con il solo vetro.

La pittura su vetro è a togliere, perché dopo la stesura del colore esso viene progressivamente tolto con pennelli morbidi per ottenere il chiaroscuro, luci e ombre. Questa pittura è realizzata con smalti e grisaglie in polvere diluiti in acqua, grasso e alcool, cui seguono una o più cotture a gran fuoco che variano tra 450° e 600° che rendono il colore un tutt’uno con il vetro.

Ultimate le cotture, i vetri dipinti vengono riposizionati sul disegno ed inizia la fase finale di assemblaggio. Partendo da un angolo del disegno ogni pezzo di vetro viene incastonato in una trafila di piombo -a sezione di H, oppure a U per le parti che delimitano il bordo esterno della vetrata- e vengono saldate le giunture.

Alla fine l’intero pannello viene stuccato con gesso a legno e le parti in piombo trattate con vernice anti ruggine, per rendere la vetrata impermeabile, rigida e resistente alle intemperie ed al tempo.

Quando l’amalgama è completamente asciutta si passa alla fase di pulitura accurata dei residui effettuata con segatura di legno e una robusta spazzola di saggina.

I pannelli così finiti si possono assemblare con vetro camera e vetri antisfondamento quando sono rivolti verso l’esterno, sia per finestre che per portoni, mentre per le vetrate di grandi dimensioni spesso i vetri antisfondamento sono montati su griglie di robusto metallo per proteggere al meglio le opere da grandine e vento.